Prima o poi ci sarà, In Italia, un governo, che considererà la scuola pubblica, un bene comune da salvaguardare e da valorizzare, .....?! Per ora, ascoltando le notizie di soffitti crollati, di classi pollaio, di riduzione del personale, di mancanza assoluta di materiali e strumenti necessari per lo svolgimento delle più comuni attività scolastiche, possiamo solo prendere atto che tutta la scuola italiana e soprattutto la scuola dell’obbligo ha subito un impoverimento senza precedenti.

Naturalmente tutto ciò è ingiusto e andrebbe risolto con politiche opportune ma, in mancanza, si deve sopperire in modo diverso, (per la sopravvivenza stessa delle scuole) ed ecco che le scuole ormai da anni chiedono il cosiddetto “contributo volontario” alle famiglie. Argomento molto discusso tra i genitori a causa, soprattutto, della mancanza di chiarezza sull’utilizzo dei soldi versati. Prima dell’istituzione di tale contributo, i genitori si “organizzavano” autonomamente, tramite la rappresentanze di classe, per raccogliere fondi volti a soddisfare le richieste degli insegnanti nel comprare materiale di facile consumo (colla, colori, fotocopie,…).

Tutti i genitori versavano il contributo e sapevano come veniva impiegato. Ebbene, in materia di contributo volontario dobbiamo risalire, sembra assurdo ma è vero , ai Regi Decreti del 1924, tuttora vigenti, i quali stabilirono per le scuole dotate di personalità giuridica la possibilità, per il consiglio di amministrazione, di determinare contributi “speciali” per specifiche esigenze quali spese di laboratorio, acquisto di materiali di consumo, assicurazione. E come spesso succede in Italia, le leggi invece di chiarire non fanno che confondere ancora di più le idee perché si sovrappongono negli anni stratificandosi, senza aggiungere né togliere alle precedenti. Da allora ad oggi, considerando in primis i principi della nostra Costituzione, numerosi sono stati i decreti e le leggi che si sono espressi in merito e dai quali si evincono alcuni punti indiscutibili.

Per quanto riguarda la scuola dell’obbligo (infanzia, primaria e secondaria di primo grado) il contributo è “volontario”, cioè tolte le spese obbligatorie di assicurazione, ogni genitore può liberamente decidere se versare o meno o in parte la restante quota; è “detraibile”; non deve essere destinato al funzionamento ordinario ma all’”arricchimento dell’offerta formativa”. E’ questo il tasto dolente che tanto “infiamma” le discussioni dei genitori. Proviamo a capirne il perchè. E’ legittima la richiesta da parte della scuola di un contributo “volontario” alle famiglie per l’arricchimento dell’offerta formativa ma spesso tali risorse vengono impiegate per il funzionamento ordinario o per attività curriculari a causa dei risicati fondi statali che dovrebbero coprire i servizi essenziali. Ciò nonostante, soprattutto nei primi ordini di scuola i genitori, nonostante abbiano versato il contributo,portano, a turno, carta igienica, sapone, “scottex” perché la scuola, o chi per lei, non li fornisce.

Inoltre, non tutte le scuole ottemperano agli obblighi di trasparenza della legge 241/1990: come vengono investite queste risorse? Le famiglie sono adeguatamente informate sull’utilizzo di questi fondi che esse stesse, liberamente, decidono di donare per offrire qualcosa in più ai propri figli? I fondi raccolti vengono suddivisi in modo proporzionale ai versamenti per classi o vengono utilizzati indistintamente all’interno dell’Istituto? Come sempre a farne le spese sono coloro che non hanno voce in capitolo e sulla cui cultura e formazione si investe sempre meno. E’ per i nostri figli che dobbiamo cercare di creare motivi di condivisione e non di contrasto. Contribuire a migliorare o meno l’offerta formativa ricade solo ed esclusivamente sul bene dei nostri figli. La scuola, dal canto suo, dovrebbe affrontare la questione con grande trasparenza, costruendo un corretto percorso di informazione, partecipazione e rendicontazione, forse molti più genitori contribuirebbero e più volentieri.

Oggi, invece, proprio per questa mancanza di chiarezza, tanti genitori non versano il contributo volontario, limitandosi al pagamento della quota destinata all’assicurazione. Questo, chiaramente, non è giusto, perché crea sperequazioni: ci sono ragazzi che usufruiscono di fondi, pur non avendo versato alcunché. Ed allora, proprio per evitare situazioni paradossali è necessario instaurare un nuovo rapporto di fiducia tra genitori e scuola, fondato sulla trasparenza e condivisione. Vi sono scuole virtuose che, di anno in anno, si sono prefissate degli obbiettivi raggiunti proprio grazie al contributo volontario versato dai genitori. Ad esempio, alcune scuole, si sono dotate di laboratori o LIM (lavagne interattive multimediali); altre, semplicemente di giochi educativi o libri di approfondimento, per assortire piccole biblioteche d’istituto; altre hanno acquistato strumenti musicali.

Quando i soldi versati vengono investiti in iniziative tangibili, i genitori mettono da parte la diffidenza e contribuiscono volentieri e con grande generosità, anche perché, in ultima analisi, i beneficiari dei loro sacrifici, sono i figli.

ELCE

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