Sembra strano ma è possibile, “rinascere a nuova vita” partendo da ciò che sembra ormai destinato a finire. E’ proprio questa la sfida lanciata da quattro giovanissime dottoresse nel campo delle biotecnologie e, con orgoglio, concedetecelo, un buon 25% è made in Deliceto. La dott.ssa Pisano Maria ci spiega di che si tratta...

Cosa è BioInnoTech? Chi sono i componenti?

BioInnoTech nasce dall’idea di 4 biotecnologhe che hanno deciso di coniugare le conoscenze scientifiche con la passione per l’ambiente e per il loro territorio per valorizzare uno scarto dell’industria agroalimentare e dargli una nuova vita. Il nostro sogno a lungo termine è creare una vera e propria “bioraffineria” in Puglia, cioè un sistema che consenta la valorizzazione degli scarti dell’industria agro-alimentare e la loro conversione in prodotti ad alto valore aggiunto. Oggi stiamo lavorando sul siero di latte, il principale scarto dell’industria lattiero casearia. Per legge il siero, essendo un inquinante, deve essere correttamente smaltito, ma a causa dei costi elevati di trattamento spesso si verificano sversamenti illegali con un notevole impatto ambientale. In questo contesto BioInnoTech vuole offrire un servizio alternativo ai caseifici e allo stesso tempo dare  nuova vita ad uno scarto attraverso innovativi processi biotecnologici. Ci piace dire che BioInnoTech non è solo innovazione tecnologica, ma è uno stile di vita!

Come vi state muovendo? Qualcuno ha preso in considerazione il vostro progetto?

Il nostro progetto si è concretizzato grazie alla vittoria del bando Valore Assoluto 3.0 della Camera di Commercio di Bari rivolto ai giovani con idee imprenditoriali innovative. Tra circa 80 idee partecipanti ci siamo aggiudicate un premio di 100.000 euro che ci ha consentito di dar vita alla nostra start-up e ci garantirà di svolgere le attività di ricerca e sviluppo necessarie per il primo anno. Noi crediamo davvero nel nostro sogno e nelle sue potenzialità scientifiche e trovare il sostegno e l’appoggio di esperti nel settore economico finanziario è stata una grande soddisfazione!! Ovviamente la strada è lunga, ora siamo in una fase di ottimizzazione del nostro processo produttivo e in futuro avremo bisogno di nuovi fondi per fare il salto dal laboratorio al mercato!

Cosa ha di innovativo nel campo delle biotecnologie?

Il processo che stiamo mettendo appunto prevede una fase iniziale di trattamento del siero tramite sistemi di filtrazione e un innovativo processo di fermentazione. L’insieme di questi step ci consente di recuperare le proteine del siero e di produrre biomasse probiotiche e lieviti per diverse applicazioni come la panificazione, la mangimistica animale, l’enologia e la birrificazione.

L’Università, ed in particolare la vostra, ritieni abbia favorito, o in qualche modo si è resa partecipe del vostro progetto? Se si, come?

La nostra idea è nata proprio in collaborazione con una ricercatrice esperta dell’Università degli Studi di Bari che ci ha seguite nella fase di sviluppo e presentazione dell’idea alla Camera di Commercio. Oggi stiamo ancora lavorando con lei presso il Dipartimento di Bioscienze,Biotecnologie e Biofarmaceutica dell’Università con cui abbiamo stipulato una collaborazione della durata di un anno.

Ritieni che oggi i cosiddetti “cervelli” siano sempre costretti ad andare via o qualcosa sta cambiando, si può cambiare?

Qualcosa può cambiare, sicuramente, ma il cambiamento deve necessariamente partire da noi. Andare via dall’Italia o dalla Puglia è un atto di coraggio indubbiamente, ma lo è anche restare e “lottare” per costruire qui qualcosa di buono! Noi di BioInnoTech abbiamo avuto la fortuna di poter fare anche un’esperienza lavorativa all’estero, sei mesi in Svezia, che sono stati fondamentali per la nostra formazione professionale e umana e che sono stati davvero una tentazione! Ma poi ci siamo dette che a noi, alla Puglia, all’Italia non manca assolutamente niente e abbiamo tutte le potenzialità per essere come la Svezia!

A chi termina le scuole superiori, consiglieresti di iscriversi, in genere all’Università?

Quando sei anni fa mi sono iscritta alla facoltà di Biotecnologie mi sembrava una scelta un po’ folle e rischiosa, e ancora oggi quella che stiamo vivendo con BioInnoTech è un’avventura, ma quello che mi sento di dire a tutti i ragazzi, per quanto possa sembrare utopistico, è di cercare la propria vocazione, la propria strada e stringere i denti per il proprio sogno! Se questa vocazione è l’Università e tutto ciò che essa comporta allora si, il mio consiglio è sicuramente di intraprendere questa strada senza necessariamente scappare dalla nostra terra che, nonostante tutto quello che vogliano farci credere, ha tanto da offrire. (La Redazione)

ELCE

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