Riforma costituzionale - Quali le modifiche apportate dal DDL “Renzi-Boschi”

Il 4 Dicembre p.v. si terrà il Referendum popolare sulla riforma costituzionale contenuta nel Disegno di Legge 12 Aprile 2016, pubblicato sulla G.U. del  15/04/2016 n. 88, la così detta Legge “Renzi-Boschi”. Da quando  si è aperta la campagna elettorale, tutti i mass-media, quotidianamente, dibattono di questa riforma, chiamando in causa famosi costituzionalisti, esperti di diritto, professori universitari , giornalisti, parlamentari, ecc…, per sentire i loro pareri sulle novità in essa contenute e sulle ragioni del “sì” o del “no” al quesito referendario. Richiamandoci alla famosa locuzione latina “ melius est abundare quam deficere”, dal momento che anche tutti i nostri lettori saranno chiamati alle urne per pronunciarsi sulla  riforma, tramite referendum,  anche  il nostro giornale ha pensato fosse opportuno far  conoscere Loro,  se pur per sommi capi, cosa dice il testo di Legge e cosa cambia con le proposte della ministra Boschi.

Giova ricordare che la Costituzione Italiana fu promulgata il 27 Dicembre 1947 dall’allora Capo dello Stato, Enrico De Nicola (vedi foto) ed entrò in vigore il 1° Gennaio 1948. Negli anni che seguirono, vari sono stati i tentativi di modifica della nostra Carta. Solo per citarne alcuni: la riforma, nel 2001, del governo Amato al Titolo V; la modifica apportata all’art. 81 nel 2012 dal Governo Monti; la riforma “Berlusconi-Bossi”, bocciata poi dagli elettori con il referendum del 2006.

Gli elementi essenziali dell’attuale riforma costituzionale sono 4:  1) Superamento del bicameralismo perfettamente paritario; 2) Riduzione del numero dei senatori e taglio delle spese; 3) Revisione della suddivisione delle competenze tra Stato e Regioni; 4) Eliminazione del CNEL.

La Camera viene eletta a suffragio universale e diretto e si rinnova completamente alla scadenza del mandato. I Senatori, invece, sono eletti dai Consigli regionali e delle Province autonome, tenendo conto delle scelte dei cittadini. Il Senato è composto al massimo da 100 membri: 95 sono eletti con metodo proporzionale dai consiglieri regionali e i membri sindaci; 5 senatori sono nominati dal Presidente della Repubblica, per un mandato di massimo 7 anni, non rinnovabile. Per quanto riguarda lo status dei senatori, la durata del mandato deve coincidere con quella dei Consigli regionali dai quali sono eletti e ai senatori non spetta alcuna indennità per l’esercizio del mandato e le loro attività parlamentari.

La Camera dei Deputati diventerà l’unica assemblea legislativa e manterrà da sola il potere di votare la fiducia al Governo.

I Senatori avranno competenza legislativa per quanto riguarda le riforme costituzionali, le ratifiche dei Trattati Internazionali relative all’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea, le Leggi elettorali degli Enti Locali e quelle sui Referendum Popolari. Ai nuovi senatori spetterà anche il compito di esprimersi sulle Leggi di bilancio ma entro 15 giorni e con la maggioranza assoluta. Ogni Disegno di Legge approvato dalla Camera, verrà trasmesso al Senato, che entro 10 giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, potrà disporne l’esame - Nei 30 giorni successivi , il Senato potrà deliberare a maggioranza assoluta, proposte di modica del testo, sulle quali, in seguito, la Camera si pronuncerà in via definitiva, decidendo di accoglierle o respingerle. Le proposte di modifica riferite a progetti di legge in cui è prevista la “clausola di supremazia” , adottate dal Senato a maggioranza assoluta , sono superabili dalla Camera solo a maggioranza assoluta.

I tempi del procedimento legislativo vengono ridotti nel caso i DDL in materia di bilancio e di quelli in cui è prevista la clausola di supremazia, inoltre il Governo, per garantire una corsia preferenziale ai DDL essenziali per l’attuazione del suo programma, può chiedere la votazione entro e non oltre 70 giorni.

L’elezione del Presidente della Repubblica  - Il Capo dello Stato sarà eletto dai 630 deputati e dai 100 senatori. Per i primi tre scrutini occorrono i due terzi dei componenti, poi dal quarto si scende ai tre quinti, mentre al settimo scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti.

Referendum e Leggi di iniziativa popolare - Per proporre un referendum serviranno 800 mila firme contro le 500 mila attuali - Dopo le prime 400 mila firme la Corte Costituzionale darà un parere preventivo di ammissibilità . Per quanto riguarda invece la presentazione di Leggi di iniziativa popolare, il numero di firme necessarie è triplicato, da 50 mila a 150 mila.

Le nomine dei giudici della Consulta -  I 5 giudici della Consulta non saranno più eletti dal Parlamento riunito in seduta comune ma verranno scelti separatamente dalle due Camere. Alla Camera 3, al Senato 2.

L’abolizione delle Province e del CNEL. - La riforma costituzionale prevede l’abrogazione totale dell’art. 99 della Costituzione, riguardante il CNEL (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) . Dal testo della Carta viene eliminato anche il riferimento alle Province ma sono previste delle premialità per le Regioni “virtuose”, quelle cioè con i conti in regola.

Per ultimo, nell’articolo 55 della Costituzione entra un nuovo comma: “Le Leggi che stabiliscono le modalità di elezione delle Camere , promuovono l’equilibrio tra donne e uomini nella rappresentanza”. Viene in questo modo rafforzato il principio della parità di accesso alle cariche elettive. (Michele Roselli)

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