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08dic

Castelluccio dei Sauri, l’associazione Huma porta in sala i materiali originali Rai di “Un processo per stupro”.

Materiali storici di straordinario valore, concessi direttamente da Rai Teche, arrivano in Capitanata per un’iniziativa che unisce memoria televisiva, analisi giuridica e riflessione sociale. L’appuntamento è per il 10 dicembre alle ore 18:00, presso il ristorante Al Vecchio Casale di Castelluccio dei Sauri, con l’evento “Chi giudica chi?”, organizzato dall’associazione Huma – Noi ci siamo. La concessione ottenuta da Rai Teche – che permetterà la proiezione di segmenti originali dello storico documentario “Un processo per stupro” (1979) – non è un passaggio formale. È un riconoscimento raro, riservato solo a poche realtà culturali che dimostrano affidabilità progettuale e capacità divulgativa. “Non si tratta soltanto di mostrare un documento televisivo – spiega la presidente di Huma, Rina Capobianco – ma di mettere quel documento nelle mani della comunità, con il contesto necessario per comprenderlo. La memoria è un patrimonio, ma senza interpretazione rischia di diventare un oggetto muto”. Il documentario cattura un processo reale per stupro, con l’arringa memorabile dell’avvocata Tina Lagostena Bassi, che segnò una svolta nel modo in cui la giustizia italiana guardava alla violenza sulle donne. “Quel materiale – evidenzia Capobianco – è fondamentale per capire come il linguaggio, prima ancora del diritto, influenzi il riconoscimento o la negazione della violenza. In aula non si giudicano solo i fatti. Spesso si giudicano le persone, i comportamenti, la moralità presunta di chi denuncia”. La serata non sarà una semplice proiezione. Dopo i contenuti Rai, sono previsti gli interventi di Raffaella De Giosa, criminologa e sessuologa forense, e dell’avvocato Marco Scillitani, che offrirà un’analisi aggiornata sulle dinamiche processuali dei reati di violenza. A moderare sarà la stessa Capobianco. Il tema scelto da Huma – “Chi giudica chi?” – invita a interrogarsi su un giudizio che non è solo tecnico. “Il modo in cui parliamo delle vittime, il modo in cui mettiamo in dubbio il loro racconto, è esso stesso un atto sociale”, sottolinea Capobianco. “La giustizia non è mai neutra rispetto alla cultura di un Paese. Per questo è indispensabile che la cultura diventi parte del cambiamento”. Secondo la presidente, riflettere pubblicamente sul linguaggio non è una scelta accessoria, ma un’urgenza. “Ogni parola in un’aula di tribunale può legittimare o umiliare, accogliere o disarmare. Per questo dobbiamo imparare a riconoscere l’impatto culturale del linguaggio giuridico. La violenza non si combatte solo con le leggi, ma anche con le parole che decidiamo di usare”. Portare un patrimonio nazionale in una realtà locale, per Capobianco, non significa rendere eccezionale un piccolo paese, ma normalizzare il diritto alla cultura di qualità. “Non è straordinario che Castelluccio dei Sauri ospiti un evento del genere. È naturale. Ogni comunità ha diritto ad accedere a contenuti di alto valore, senza doversi spostare verso le grandi città. La cultura non deve essere un privilegio geografico”. Huma invita a partecipare studenti, istituzioni, professionisti del settore, associazioni e semplici cittadini. “Non chiediamo al pubblico di essere esperti – conclude Capobianco –, ma di essere disponibili ad ascoltare. Non si tratta di giudicare chi ha giudicato, ma di capire come si costruisce il giudizio. L’atto culturale è, prima di tutto, un atto di consapevolezza”. Il 10 dicembre, dunque, la Capitanata si confronterà con una pagina cruciale della storia mediatica e giuridica del Paese, in un contesto che vuole trasformare la memoria in conoscenza condivisa. Un’occasione per comprendere come, a quasi cinquant’anni di distanza, il peso delle parole continui a influenzare la giustizia e la vita di chi denuncia violenza.

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